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EX PALAZZO DELL'AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE

Anno: 1926

Progettista arch. G. Barbieri

Il luogo dove fu costruito il palazzo dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro era la “naturale” prosecuzione nord del Largo S. Francesco, titolo antico dell’odierna Basilica dell’Immacolata, su cui insistevano palazzi ed edifici sacri tra i quali l’antica parrocchia di S. Maria de Plateis ed il prospetto principale della Chiesa del Gesù. Tra le due chiese era posto l’antico palazzo Larussa, sede del Consolato di Grecia, che, nel primo quarto del ‘900, fu acquistato dall’Amministrazione Provinciale. Quest’ultima decise di abbattere il vetusto edificio e di affidare all’arch. Barbieri di Milano la progettazione del nuovo palazzo dell’Amministrazione che d’allora configurerà e influenzerà, con la sua architettura e la sua particolare tipologia esornativa, la piazza ed altri edifici di Catanzaro come ad esempio il palazzo Pace in piazza Le Pera e il palazzotto sito in via Vercillo al n° 10 adiacente al liberty palazzo Mauro.

La costruzione di un nuovo palazzo dove allocare tutti gli uffici della Provincia fu intrapresa dall’allora consigliere provinciale avv. Francesco Massara che fu appoggiato nell’idea dal presidente di allora Evelino Marincola S. Floro (1909 – 1910); ma i lavori, il cui iter  progettuale e costruttivo dovette essere lungo, iniziarono soltanto tra il 1920 e il 1923 sotto la presidenza dell’avv. Michele Tedeschi, continuarono con l’on. Edoardo Salerno (1923-1924), proseguirono tra il 1924 e il 1925 con Nicola Froggio ed ultimati, nello stesso anno, con il presidente Antonio Le Pera (1925 – 1927) sotto il quale i lavori ebbero notevole impulso. L’architetto milanese fu coadiuvato dall’ing. Capo dell’Ufficio Tecnico provinciale Giuseppe Parise mentre i lavori furono eseguiti dall’impresa di Davide Rossi che, come si evince da un giornale dell’’epoca “Giovine Calabria, «ha portato in breve tempo la civiltà nelle costruzioni edilizie della nostra Catanzaro». Tutto l’edificio nella stesura progettuale è stato concepito e quindi realizzato nel rispetto delle norme antisismiche del tempo per cui si compone di un piano terreno, di un piano nobile e di un secondo piano, con un prospetto largo 60 metri e una superficie totale di 1000 metri quadrati. L’edificio, uno dei primi esempi costruiti in città in cemento armato, si ispira alla corrente liberty ed eclettica di quel periodo ispirandosi verso stilemi rinascimentali e barocchi come riferimento alla più forte tradizione nazionale, ancor più se si pensa che il progettista è un milanese e proveniente da una città che in questo periodo, insieme ad altre realtà nazionali e non ultimi i casi di Reggio Calabria e Messina con i loro piani di ricostruzione post terremoto, influenzerà l’architettura e la decorazione del tempo.

Il caso del Palazzo della Provincia di Catanzaro è tra questi, soprattutto nel distacco netto tra il concetto di struttura e decorazione, in cui quest’ultima abbandonandosi all’eclettismo dell’epoca si rifugia in una compresenza di stili neorinascimentali e neobarocchi dove mascheroni, bugnati bocciardati e lisci, festoni fitomorfi si sposano con le accentuate geometrie di possenti paraste, cornicioni aggettanti ed ampie fasce marcapiano, rilette con la chiave stilistica dell’epoca. Tutto ciò è confermato in un articolo comparso sul n°2 de “Il Calabrese”, mensile di lettere e di arte, in cui si legge «la facciata, a larghe e ricche bugnature, è tutta in pietra artificiale lavorata, con balconate a balaustra, adornate di ricchissimi fregi e di non meno ricche cimase. Essa è sormontata da una lunga fascia di marmo rosa ( si tratta del marmo rosa di Tiriolo) che vuole indicare la pregevolissima qualità che di questo marmo esiste in Calabria». Di grande interesse l’interno per la cui descrizione si rimanda allo stesso articolo: «l’accesso all’edifizio, comodo e sontuoso, è sulla piazza Galluppi, a mezzo di un sontuoso scalone in marmo, a doppia rampante, con ringhiera a giorno di ferro battuto…i comodi e larghi pianerottoli sono elegantemente decorati in stucco e sono limitati da ricchi pilastri a grani vetrate, le quali danno accesso agli uffici e alla sala del Consiglio…essa ha una superficie di circa trecento metri quadrati. Ha la volta superiore adornata di preziosissimi stucchi, con bassorilievi di grande valore artistico, i quali comprendono, al centro, un ricco velario di ferro battuto e vetri a stampa di vario colore. Le pareti, a stucco liscio, sono rivestite di ricca tappezzeria in seta gialla e fiorami della stessa tinta, ma a fondo più cupo. La tribuna del pubblico sorge su uno dei lati minori della sala, che si adorna di un artistico dipinto del nostro Cefaly, rappresentante “Bruto che condanna i figli”(questo dipinto si trova oggi nella Presidenza del nuovo Palazzo della Provincia). La tribuna è in calcestruzzo di cemento, limitata da un’elegante, sinuosa, ma simmetrica e solida ringhiera di ferro battuto. Di fronte alla tribuna destinata al pubblico, sorge il seggio presidenziale, da cui. A destra e a sinistra, in forma quasi ovoidale, partono, convenientemente alternati, gli stalli dei consiglieri di legno di mogano, eseguiti dall’ingegnere Enrico Premoli. Tutta la sala è pavimentata con lastre di marmo colorato e le pedane sono coperte di “linoleum”. Completano l’adornamento della sala, due grandi ritratti del Re e della Regina (oggi custoditi presso il Museo Provinciale), che stanno ai lati del seggio presidenziale, e dieci superbi lampadari in ferro battuto, simmetricamente disposti sulle pareti». Il palazzo fu acquisito dalla Prefettura all’indomani della costruzione, negli anni ’60 del 900, del nuovo edificio provinciale, denominato “Palazzo di Vetro”, e realizzato su progetto dell’architetto catanzarese Saul Greco. 

Testi Arch. Oreste Sergi

 

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