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PALAZZO DORIA

Anno: Sec. XIX 

All’interno di quella che un tempo era la Giudecca e, successivamente alla scacciata degli ebrei dalla città, il ristretto parrocchiale di S. Stefano protomartire de Malfitanis fu costruito, nella prima metà del secolo XIX, la “casa Doria”. Il palazzo, di notevoli dimensioni, è posto alla fine della discesa Cavour, conosciuta dai catanzaresi come scesa Guccerie, sulla quale si affaccia il prospetto principale. Le altre due ali laterali sono poste su altri due assi ortogonali al corso Mazzini, il primo dei quali conduce al palazzo Fazzari, luogo dove prima della costruzione e abbattimento di alcuni palazzi era posta la sinagoga poi divenuta chiesa cristiana; il secondo, conosciuto oggi  come discesa Piazza Nuova, era chiamata un tempo “scesa do Cioéu”.

Questo dato si evince da uno schizzo a matita del 1860, esistente nella Biblioteca De nobili di Catanzaro nel fondo Frangipane, ed eseguita dall’ing. Basilio Frangipane il quale annota così il nome della “scesa” affiancata a quel tempo: a sinistra dal palazzo Fazzari, dalla casa Asturaro, dalla casa Leone e in ultimo dalla casa Doria; a destra dal palazzo Miriello-Leto, dalla casa Cioèu, ed infine dalla casa Talamo-Leone. A “svelare” il significato di chi o cosa fosse “u’ Cioèu” è Giovanni Patari che nel suo libro “Catanzaro d’altri tempi. 1870 - 1920” dedica un capitolo alle “macchiette” e ai “tipi” e quindi a questo personaggio pittoresco dell’epoca di cui pubblica anche la caricatura e che così descrive: «e nei ricordi, rivivono altri profili ed altri figuri! Tavutu e u’ Pìciaru, Moisé delle Calabrie e Testimoni e Chicchi, Mastru Arcangiulu Pica e Cacanòzzulu e… u’ Cioéu che al solo apparire, spavaldo e minaccioso, ci metteva paura…».

Il palazzo Doria fu interessato dai lavori di redefinizione del corso che erano iniziati nel 1870 ed in modo particolare per ciò che concerne le sistemazioni delle vie collaterali che andarono a trovare la loro integrale realizzazione nell’ultimo decennio del XIX secolo. I lavori che interessarono il palazzo furono quelli inerenti la via Principe Umberto, attuale via Jannoni, e l’innesto con la scesa Cavour su cui sorge l’edificio che a quei tempi  presentavano elementi di discontinuità per la presenza di orti, piccole costruzioni e baracche. Ma ciò che causò una vertenza tra alcuni proprietari di fabbricati, in particolare i Maltese e i Doria, ed il Municipio fu l’abbassamento del livello stradale in alcuni tratti e l’innalzamento in altri, tant’è che i suddetti proprietari chiesero una rivalutazione del valore di esproprio in quanto gli ingressi dei loro fabbricati rimasero depressi rispetto all’asse stradale. Il palazzo presenta l’ingresso sulla via secondaria che dal largo del Mercato porta al Corso ed è composto da due lesene tuscaniche bugnate poggianti su piedistalli specchiati su cui si imposta una cornice orizzontale modanata che incornicia il portone con ghiera modanata a stucco e rostra in ferro e ghisa. In asse il balcone centrale, con mensole e soglie in pietra, di quello che, su questo lato, risulta essere il piano nobile mentre, sul lato della piazza, il secondo piano.

Il prospetto che guarda il teatro Politeama è caratterizzato da tre piani fuori quota, il primo dei quali presenta un bugnato liscio a fasce continue, suddivisi da fasce marcapiano modanate su cui si inseriscono in successione i balconi del primo livello, riquadrati da fasce modanate, e del secondo livello, anch’essi riquadrati da fasce modanate ma arricchiti da cornici orizzontali rette da volute. Quest’ultimo è scandito su tutti e tre i fronti da paraste riquadrate con capitelli ionici decorati da serti di alloro e al centro da mascheroni che rivestono, oltre ad una funzione prettamente decorativa, un ruolo palesemente apotropaico come in altri esempi di edifici limitrofi. Le paraste sorreggono una trabeazione con cornicione aggettante decorata a stucchi con i classici motivi a foglia che sostengono una dentellatura sulla quale è posta una modanatura a ovuli e dardi. 

Testo: Arch. Oreste Sergi

 

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