Instagram

La tua destinazione per

Percorso delle 17 Chiese
I Sentieri Del Gusto
Mare
Arte e Cultura
Archeologia
Indietro

PALAZZO GRIMALDI - MONTUORI

Già Grimaldi - Montuori sec. XVII

Rifacimenti 1879 Arch. M. Manfredi e arch. V. Parisi 

Il luogo dove oggi sorge il palazzo dell’Ente Camerale è ricco di storia in quanto la tradizione vuole, come attesta Vincenzo D’Amato nelle sue “Memorie Historiche” del 1670, che i primi abitanti della città «edificarono la Chiesa Matrice in quel luogo appunto ove oggi è la Piazza Maestra sotto Titolo di S. Michele Arcangelo, e quella consacrò Stefano Arcivescovo di Reggio ad istanza di Flagizio Procurator di Niceforo».  I ruderi dell’edificio, costruita nel 1121 la nuova Cattedrale normanna, erano ancora visibili ai tempi dello storico ma, con il tempo, furono progressivamente distrutti allorquando sul sito si costruì l’edificio del Monte di Pietà con la chiesetta e l’attiguo palazzo Grimaldi. Le prime notizie sull’edificio si desumono da alcuni atti notarili che riportano come nel 1644 il Capitano Cristofaro Pallone vendette la propria parte di palazzo, una parte del quale risultava di proprietà di Bernardino Marincola barone di Sellia, a Gregorio Grimaldi. Nel 1665 era di Giovanni Grimaldi e tale rimase, cioè alla famiglia Grimaldi, fino al 1851 quando l’ultima proprietaria Peppina Grimaldi vendette la sua parte al Cav. Pasquale Montuori.

Il palazzo nel 1769 risulta posizionato a sud con il palazzo del Monte di Pietà e posto in posizione centrale tra la via degli Scarpari, la via dei Barbieri e la piazza Mercanti, strade che oggi corrispondono all’attuale denominazione di via Duomo, di corso Giuseppe Mazzini e di piazza Bernardino Grimaldi. Il cambio di proprietà nell’800 è emblematico per la storia della città che è interessata, all’indomani della Restaurazione Borbonica e alla ricostruzione post terremoto del 1783 e del 1832, da un consolidamento dell’alta borghesia che accentuerà la vendita, da parte della classe nobiliare, di molte residenze facendo subire alla proprietà edilizia uno sgretolamento e un frazionamento graduale causato sia dall’ereditarietà, sia da nuove figure sociali quali, ad esempio, gli imprenditori edili che alimentarono in città una certa vitalità del mercato edilizio. Il caso di palazzo Grimaldi ne è un esempio. L’imprenditore edile Pasquale Montuori, impegnato anche nella realizzazione di alcune opere pubbliche, acquista parte del fabbricato nel 1840 a cui aggiungerà, nel 1851, una seconda porzione e si concluderà, infine,  intorno agli anni ’70 dell’ottocento con l’acquisto dei limitrofi locali del Monte dei Pegni e Maritaggi di Catanzaro venduti dal sindaco Francesco De Seta e dal presidente della Congregazione di Carità Giuseppe Rossi per permette di allargare il palazzo, in quegli anni denominato già Montuori, e di fornire via Duomo di un grandissimo palazzo ricostruito.

Tutt’oggi il palazzo insiste su un intero isolato e si impone per la sua eccezionale mole; già nell’ottocento le sue dimensione erano particolarmente grandi soprattutto se si fa rifermato ad alcuni carteggi dai quali si evince che il palazzo era composto: da un piano terreno di 22 vani, da un piano superiore di 30 vani e una parte che si elevava a tre piani, costituita da un corpo di 11 vani coprendo in totale una superficie di 955,54 mq, dei quali 169,60 occupati dalla corte interna. Ma il palazzo nel 1877, per effetto dell’opera di allargamento e rettificazione dell’asse stradale del Corso principale della città, fu inserito nel “progetto di massima” come la più consistente unità immobiliare da espropriare e fu tra quelle unità immobiliari poste sul lato occidentale interessate da tali interventi: secondo il progetto, il fabbricato, doveva essere demolito lungo il fronte stradale ed essere arretrato seguendo la linea del nuovo allineamento stradale di ben 7,50 metri. Fu così che nel 1879 si avviarono le procedure per l’espropriazione dei fabbricati ricadenti tra Piazza mercanti e il palazzo Fazzari, mentre il progetto di rettifica della facciata di palazzo Montuori e la risistemazione degli ambienti fu affidata agli architetti catanzaresi Michele Manfredi e Vincenzo Parisi.

Come si evince da due disegni, custoditi presso l’Archivio Storico del Comune, il progetto fu stilato il 27 agosto 1879 e prevedeva la rettifica della facciata e degli ambienti prospicienti il Corso, così come poi fu realizzato, e la sistemazione interna della corte centrale che da una forma pressoché quadrata assunse, con i lavori di ristrutturazione, una forma trapezoidale a sinistra della quale fu creata una scalinata, oggi non più esistente ma di cui resta traccia in alzato nelle arcate del prospetto, mentre uno scalone tipicamente ottocentesco, ancora oggi esistente, fu costruito a destra con rampe impostate su volte decorate da stucchi fitomorfi e chiuse da ringhiere modulari in ghisa.

Ad opera ultimata veniva acquistato dalla Camera di Commercio ente istituito in città nel 1862. All’esterno l’edificio rivela il gusto ottocentesco dell’epoca che si esplicita, in particolare, nelle due facciate principali, prospicienti il corso e la piazza, le quali rivelano nella soluzione d’angolo semicircolare bugnato, una precisa e ricercata volontà di indicare l’importanza primaria dei due assi viari sui quali le stesse insistono. Tutto l’immobile presenta, comunque, una tipologia architettonica con caratteristiche riferibili alla cultura del XIX secolo con scelte formali e compositive che in pieno ottocento, come di tradizione, fanno eco ai più noti esempi rinascimentali fiorentini e romani. Il palazzo è impostato su tre piani fuori terra: il piano terra è caratterizzato da un bugnato interrotto dalle aperture dei vani commerciali caratterizzate da elementi modanati in granito al di sopra delle quali si imposta la fascia marcapiano su cui trova collocazione la teoria di balconi del piano nobile con mensole e soglie in granito, con ringhiere in ferro e ghisa, chiuse da cornici riquadrate con soprastante trabeazione la cui modanatura aggettante poggia sui capitelli tuscanici di lesene riquadrate poste su alti piedistalli.

La medesima impostazione si ritrova all’ultimo piano: quest’ultimo caratterizzato dall’alternanza dei timpani semicircolari e triangolari poggianti su paraste con capitelli ionici. Tutta la facciata è conclusa da un aggettante  cornicione costituito da semplici mensole in pietra, decorate da elementi fitomorfi, sulle quali poggia la cornice modanata. Tra le caratteristiche peculiari del rifacimento ottocentesco sono da segnalare alcuni elementi di pregio riassumibili nei capitelli, nelle mensole delle finestre delle facciate minori,  e nelle basi modulari decorative utilizzate per le paraste dei balconi del secondo piano, realizzate tutte  in terracotta e presenti in altri edifici coevi cittadini.   

Testo Arch. Oreste Sergi

 

Pagina precedente          Pagina successiva