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"Museo Delle Arti Catanzaro"

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Filanda Marincola S. Floro 1858
Via Alessandro Turco, 63 - 88100 Catanzaro - Tel. 0961-746797
E-mail:info@museomarca.com
 
Orari di apertura:
Orario invernale (21 Ottobre - 20 Aprile): 9.30 / 13.00 - 15.30 / 20.00
Orario estivo (21 Aprile - 20 Ottobre): 9.30 / 13.00 - 16.00 / 20.30
Chiuso lunedì

Il costo per l'ingresso è di € 3,00 intero € 2,00 ridotto 
Gratis sino a 14 anni e oltre i 65 anni di età

La Pinacoteca Provinciale di Catanzaro è allocata in quello che potrebbe definirsi l’unica testimonianza architettonica legata all’arte della seta ed in particolare per ciò che concerne l’allevamento del baco e la conseguente trattura e filatura della preziosa fibra animale. Il cosiddetto palazzo Marincola è in realtà la filanda che i fratelli Marincola, del ramo dei baroni di S. Floro, impiantarono a metà ottocento sulla vecchia strada Nazionale per Tiriolo, attualmente via Alessandro Turco. In realtà il primo impianto fu costruito “fuori la Porta di Terra” da d. Fedele Biamonte che realizzò un edificio adibito per una parte a bozzoliera, cioè per la coltivazione del baco da seta, e per un’altra parte a filanda. L’intero stabilimento fu affittato a Filippo Marincola per 210 ducati ma successivamente, questi, insieme al fratello Luigi, dovette acquistare l’immobile in quanto, nel 1857, migliorarono l’edificio ampliandolo ed elevandolo di un piano. In realtà Luigi e Filippo Marincola S. Floro, figli di Orazio e Berenice Sanseverino, erano cognati del suddetto Biamonte in quanto sposato con Mariangela Marincola loro sorella. Nel 1874 lo stabilimento cittadino più moderno con filatura a vapore, e come la definiscono le cronache dell’epoca «la più perfetta filanda che abbia avuto Catanzaro» era, quindi, quello dei fratelli Marincola; con molta probabilità lo stabilimento cessò di lavorare tra la fine dell’800 e gli inizi del ’900 quando tutte le filande e gli impianti di tessitura della città per motivi economici e finanziari chiusero definitivamente. L’edificio fu adibito a sede dell’Istituto Provinciale per Sordomuti agli inizi del ‘900 e nel 1910 vi fu trasferito come direttore Antonio Izzi De Falenta. Il palazzo rivela il suo carattere di “opificio” in particolare per ciò che concerne l’ala nord  più lunga rispetto alle altre – con molta probabilità, l’ala sud era destinata a residenza della famiglia – e caratterizzata da una successione continua di finestre, sia nel piano terra che nel primo piano, che evidenzino i luoghi di lavoro vero e proprio e culminante, nel prospetto che affaccia sul vallone della Fiumarella, con la ciminiera della filanda. Tutto l’edificio si sviluppa su due piani attorno ad una corte centrale, ma per la particolare conformazione del sito, presenta anche ambienti ipogei. La facciata è caratterizzata, sul prospetto principale, dal classico bugnato liscio a fasce interrotto da archi a tutto sesto chiusi da grandi vani finestrati e, al centro, dalle bugne del portale – dal quale si accede all’androne voltato a crociera – sormontato dallo stemma baronale in marmo della famiglia Marincola su cui si impostano due paraste bugnate del primo piano che delimitano morfologicamente la parte centrale dell’edificio, rimarcato da fasce marcapiano, chiuso ai lati da bugne lisce e concluso da un aggettante cornicione retto da mensole neoclassiche con motivo a triglifo. L’edificio ospita oggi la collezione artistica che costituiva la parte originaria della pinacoteca del Museo Provinciale che si caratterizza, in particolare, per la collezione di 39 tele del capostipite della scuola di Cortale Andrea Cefaly senior tra cui si ricordano: l’Autoritratto, la Madonna dell’Uva, la Barca di Caronte, Il cavadenti, Chi compra Manfredi?, La famiglia in terrazza. Accanto ai quadri di Cefaly le opere dei pittori della sua scuola, quali Gregorio Cordaro, Guglielmo Tomaini, Raffaele Foderaro, Guglielmo De Martino, Achille Martelli, Michele Lenzi, e la schiera di artisti catanzaresi dei quali si ricordano: Garibaldi Gariani, Guido e Fausto Parentela, Eugenio Galiano, Benito Cristini, Salvatore Patané, Gaetano Cosentino. Ma il patrimonio pittorico della pinacoteca provinciale non si esaurisce soltanto con questi nomi ma raccoglie testimonianze artistiche ascrivibili ad un arco di tempo che va dal XV al XX secolo. Nell’ottocento, infatti, sono confluiti opere importanti provenienti da diverse chiese della città tra cui: la tavola della Madonna della Ginestra di Antonello De Saliba del 1508, parte centrale di un polittico non più esistente, che insieme alla croce reliquiario di Frà Michele de Angioii del 1535, con crocefisso, storie della vita della Vergine e di Cristo (recto) e con l’Albero Serafico (verso) – una sorta di genealogia dell’Ordine Francescano del quale illustra i Santi e i Beati –  provengono dal convento dell’Osservanza; La Madonna in gloria di Battistello Caracciolo, della metà del secondo decennio del ‘600, tela ritagliata di una pala più grande e con molta probabilità proveniente da qualche chiesa conventuale legata al culto di S. Chiara o di S. Caterina d’Alessandria. Accanto a queste opere vi sono anche quattro paesaggi del ‘600 di Salvator Rosa, una Deposizione di Francesco Colelli, Una Maddalena con il teschio e una S. Maria Egiziaca di Domenico Basile di Borgia e diversi quadri a soggetto sacro di autori ignoti dei secc. XVI-XIX di cui 23 dipinti su rame e un trittico del XVI secolo raffigurante la Natività e i santi Francesco di Paola e Giovanni Battista. La pinacoteca, inoltre, ha compreso nel suo patrimonio opere del napoletano Mario Ridola con la tela di Donna in costume di Tiriolo, del crotonese Gaele Covelli con il celebre dipinto Verso l’ignoto, del calabrese Enotrio Pugliese. A testimonianza dell’antica tradizione serica ma di probabile provenienza napoletana tre arazzi serici raffiguranti S. Pietro e il Gallo, la Madonna con il bambino e San Giovannino e Susanna che attinge l’acqua. Gli oltre 2000 mq. di esposizione hanno inoltre permesso di ospitare la gipsoteca e le sculture di Francesco Jerace, donati alla Provincia dalla figlia dell’artista Maria Rosa per interessamento della signora Anna Bona Barbieri, trai quali si ricordano il bozzetto de “L’Azione”, del gruppo statuario in bronzo per L’altare della Patria a Roma. Un altro piano, invece, ospita la sezione dedicata al più grande artista contemporaneo, catanzarese di nascita, Mimmo Rotella, in cui sono esposte al pubblico tra le opere più importanti della “Fondazione Rotella”.

Testi Arch. Oreste Sergi

 

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