Instagram

La tua destinazione per

Percorso delle 17 Chiese
I Sentieri Del Gusto
Mare
Arte e Cultura
Archeologia
Indietro

Il Duomo

Cattedrale di Santa Maria Assunta e dei Santi Pietro e Paolo 1121 - 1122

Ricostruita 1960

Progettisti arch. Vincenzo Fasolo – arch. Franco Domestico 

«Ampia, fredda, classicheggiante; molta chiarità dalle larghe finestre e dal tono pallido, uguale; continuità di arcate, rispondenza di proporzioni, concetto completo e razionale rispondente al fine, al simbolo, alle prescrizioni canoniche; grandiosità, dignità, serenità che convincono l’animo di chi vi accede…» è questo l’aspetto della cattedrale catanzarese che si presentò agli occhi dell’architetto Nave nel settembre del 1933 quando dovette procedere ad una relazione in merito ad alcuni lavori di rifacimento del tempio alla vigilia del Congresso Eucaristico Calabrese dello stesso anno. E tutto questo scomparve all’indomani dei bombardamenti anglo-americani del 27 agosto del 1943; un evento che in pochi minuti e nei successivi dieci anni cancellò dalla memoria dei catanzaresi secoli di storia che avevano visto il millenario edificio protagonista di eventi importanti. La cappella del Santo patrono, Vitaliano Vescovo di Capua, andò interamente distrutta così come la cappella di S. Fortunato e la sagrestia con i suoi stipi e i suoi tesori. E di lì a poco i furti e le continue spoliazioni evidenziate in più relazioni, avvenute ai danni della cattedrale tra il 1943 ed il 1956, fecero il resto. Intorno al 1955 si iniziò la completa ristrutturazione che portò alla inspiegabile distruzione di lapidi, altari, fastigi e quant’altro dal 1122 a quella data aveva reso importante sotto il profilo storico-artistico e architettonico lo storico edificio. Nell’autunno del 1960 veniva consacrato il nuovo Duomo della città progettato, dall’arch. Vincenzo Fasolo – del quale però non furono rispettate alcune idee progettuali – e dall’arch. Franco Domestico, sull’antico impianto e inglobando parte dell’antica struttura a tre navate, con pianta a croce latina, mantenendo ancora, dal punto di vista architettonico ed urbanistico, l’imponenza della precedente costruzione. Il nuovo progetto si riporta, quindi, all’impianto originario normanno con la sola eccezione della creazione di un portico a tre arcate sul lato nord prospiciente la piazza e lo spostamento della torre campanaria dal fianco sinistro della facciata principale al centro della stessa. Anche la parte esterna ed interna ha subito notevoli trasformazioni: è stata creata la struttura del tamburo e della cupola vetrata, la copertura della navata centrale con una controsoffittatura piana a cassettoni, e la creazione del battistero nel luogo e nel perimetro della vecchia torre campanaria. L’interno è caratterizzato da un rivestimento in marmi pregiati comprendente sia la navata maggiore, sia le navate minori, sia l’ampia e absidata area presbiterale. La cattedrale normanna fu consacrata nel 1121 alla presenza di Papa Callisto II, e fu dedicata alla SS. Vergine Assunta e ai Santi Pietro e Paolo. Il duomo originario dovette avere molti punti in comune con le altri cattedrali normanne calabresi e per comprendere le notevoli dimensioni basta leggere il D’Amato, che così ne riporta la descrizione: «è di lunghezza 120 braccia, non incluso il coro che si affaccia nell’interno di lei e le cappelle ai lati dello stesso coro, l’una a man destra del Santissimo l’altra a sinistra del Sangue di Cristo. E’ divisa in tre ali, la maggiore è quella di mezzo di palmi 55 di latitudine, l’altre due di 38, senza computare il vano delle cappelle dell’uno e dell’altro lato. La maggiore ha 40 braccia di altezza, le minori 35. Il suo frontespizio ha tre porte, l’uno e l’altro lato una porta. Vi è un campanile attaccato dalla parte destra, che la fronte della chiesa rende più ampia, nell’altezza del quale si frappongono quattro volte di fabbrica che lo rendono fortissimo». Ancora oggi le antiche absidi rivolte ad est secondo la tradizione normanna e le ampie navate, si stagliano sull’abitato sovrastato dal “westwerk” cioè dalla complessa articolazione della parte occidentale, dove è situato l’ingresso e sul quale si staglia la statua bronzea dell’Assunta opera di Giuseppe Rito. Per i numerosi e distruttivi terremoti la chiesa subì nei secoli vari rifacimenti tra i più importanti dei quali vanno menzionati quelli eseguiti tra il 1509 e il 1517, ad opera del vescovo Torrefranza, che ampliò la cattedrale, la ornò di marmi, rifacendo anche dalle fondamenta l’abside e la facciata. Ma nel 1638 le violenti scosse sismiche che si verificarono in città causarono il crollo del frontespizio e per tali terremoti la cattedrale ebbe vari riattamenti sia dal punto di vista architettonico, sia da quello per la disposizione delle cappelle laterali. A distanza di trent’anni, e precisamente nel 1660, la struttura fu interessata da un violento incendio che oltre a distruggere gli stipi di noce della sagrestia e del capitolo, distrusse parte della chiesa e delle suppellettili in essa contenute. Altri danni furono apportati dai terremoti del 1744, del 1783 e del 1832, che causarono per molti anni la chiusura del vetusto edificio sacro con il trasferimento del culto nella chiesa dell’Immacolata. L’edificio fu riaperto al culto nel 1844, anno in cui ricevette la visita dei reali, e fu abbellito nella stessa epoca dal vescovo De Franco che costruì il nuovo campanile su progetto dell’architetto Michele Manfredi: mentre altri lavori di ristrutturazione e abbellimento furono eseguiti agli inzi del ‘900 da mons. Finoja. Dell’antico Duomo, al contrario, sono state salvate notevoli opere d’arte tra le quali meritano di essere menzionate: il busto argenteo tardo cinquecentesco di S. Vitaliano, probabile opera dell’argentiere napoletano Gilberto Lelio; la statua della Madonna delle Grazie del 1595 opera di ascendenze artistiche messinesi o napoletane proveniente dall’antico convento delle clarisse; la raffinata statua della Dormitio Virginis degli inizi del XVIII secolo, prima nell’antica cappella del santo patrono ed oggi nella cappella della Penitenzieria; la pala dell’antico altare maggiore raffigurante l’Assunta datata al 1750 e commissionata dal vescovo del tempo Ottavio da Pozzo; la statua settecentesca in legno di bottega napoletana della SS. Vergine Addolorata un tempo posta nella Cappella del SS. Sacramento; la “romantica” tela ottocentesca (1834) della Sacra Famiglia opera di Domenico Augimeri. Dai bombardamenti furono inoltre salvati la notevole dotazione tessile della Cattedrale catanzarese, con paramenti databili dal XVIII al XX secolo, in cui primeggiano parati in terzo, piviali, pianete, veli di calice, calzari e mitre facenti parte, insieme all’argenteria, di una parte del “tesoro” della millenaria Cattedrale catanzarese. I parati furono nel tempo rinnovati dopo le gravi perdite subite dal corredo tessile della sagrestia del Duomo con l'incendio del 1660, con le dispersioni dei terribili terremoti del 1744, del 1783, del 1832, con la vendita di molti di questi avvenuta tra il 1855 ed il 1856, voluta dal Capitolo Cattedrale e non ultimi con la distruzione dei bombardamenti aerei anglo-americani del 27 agosto del 1943. Accanto a ciò che fu salvato dall’infausto evento, all’interno della cattedrale è possibile osservare alcune opere contemporanee quali: le quattordici stazioni della Via Crucis di Alessandro Monteleone; le tele dei santi patroni e compatroni della città del salernitano Lorenzo Jovino nella navata centrale e, dello stesso autore, i quattro evangelisti nelle vele dei pilastri della cupola e gli affreschi della Santissima Trinità nell’arco santo. L’abside centrale, che comprende nel basamento il coro dei canonici costituito da 22 scanni lignei e il seggio arcivescovile centrale sormontato dallo stemma di Mons. Armando Fares, presenta il grande mosaico della Madonna Assunta desunto da una celebre pala d’altare del Tiziano che, insieme agli altri mosaici delle absidi minori, raffiguranti il SS. Crocefisso e S. Giuseppe, sono stati realizzati dalla Ditta Pandolfino di Pietrasanta ed eseguiti su bozzetto del Prof. Ugo Mazzei. La navata minore di destra accoglie, inoltre, la cappella dedicata alla Madonna del Soccorso che custodisce parte dell’altare ottocentesco in marmi policromi della vecchia cattedrale – realizzato a quel tempo dal vescovo Matteo Franco – e un’icona della Madonna del Soccorso copia su tela di un famoso quadro del ‘400 esistente a Roma nella chiesa di Sant’Alfonso all’Esquilino. Chiudono il panorama artistico le porte bronzee dell’edificio realizzate dal prof. Eduardo Filippo. Sebbene la mano dell’uomo, in quest’arco di tempo, abbia distrutto materialmente la memoria visiva di questo antico e glorioso tempio, ancora oggi la possente mole rimane testimonianza viva e fervida di fede di questa città e dei suoi vescovi, quei vescovi che ricorda Giovanni Patari «li vedo giungere nella mia città, cavalcanti, secondo il mistico rito, una bianca mula, e, varcata la storica Porta di Mare, ora smantellata, indossati, nella vicina chiesa, i paramenti del loro sacro ministerio, incedere poi, tra il popolo lieto; e mentre dai balconi e dalle finestre, ornati da serici drappi catanzaresi rinomatissimi, il nuovo vescovo procede, lento pede, signore e signorine buttano fiori e petali di rose, egli jeraticamente solenne, il nuovo Pastore, alza la mano e non si stanca di benedire…» 

Testo Arch. Oreste Sergi

 

Pagina precedente          Pagina successiva