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S. Anna

Chiesa di S. Maria de Plateis in S. Anna
Sec. XVIII

Le vicende storiche della chiesa di S. Anna sono intimamente collegate con l’antica parrocchia di S. Maria de Plateis o della Piazza collocata, prima del suo abbattimento a causa dei danni provocati dal terremoto del 1783, nel largo antistante la chiesa del Collegio del Gesù, la cortina di palazzi del rione Paesello - abbattuto in epoca fascista - e il palazzo Morano che divenne successivamente sede della Regia Udienza e attualmente sede della Prefettura. L’edificio sacro doveva essere tra i più antichi costruiti in epoca medievale in quanto, come riporta nel 1670 Vincenzo D’Amato nelle sue “Memorie Historiche”,  la chiesa «atterrata anni sono dal Tempo, è stata riedificata di fresco dal suo Paroco D. Francesco Docato».

Quest’ultimo nel 1691, come si evince dalla “Platea Gori”, così descrive il “ristretto”: «incomincia dalla Piazza dalla Casa delli Sig.ri di Somma, et adesso dell sig. ri di Lucro per la strada primma diritta per il palazzo Regio del Sig. r Preside di Calabria Ultra, per le Carceri insino alle case del q.m Cesare Granato, finisce di sopra nelle case delli sig.ri Arceri, e della Chiesa del Collegio di Giesù delli Padri Gesuiti inclusive, riscende insino alle Case delli Sig.ri Zacconi, et adesso del sig. Antonio Grimaldi, con le caselle poste dentro il Cortile piccolo, dove si entra per la strada che va a S. angelo, include la casa delli sig.ri di Anania per la strada che va alli Cocoli, et arriva alla casa della sig. Caterina Morano posta nelli Cocoli,e finisce alle case del sig. Francesco Sanseverino che furono anticamente di Susanna, e le case delli sig.ri di Marincola, che furono anticamente di Scinto ». Fu eretta a parrocchia nel 1530 e il suo distretto apparteneva al quartiere di S. Giovanni, mentre amministrativamente, nelle “ripartizioni” militari, la circoscrizione della chiesa era tenuta di riserva insieme a quella di S. Stefano.

All’indomani del sisma del 1783, la chiesa di S. Maria de Plateis crollò e si racconta che le mura dirute restarono per lunghi anni a testimoniare l’antico splendore fino alla fine del XIX secolo, quando furono completamente abbattute. Al contrario il titolo della parrocchia fu traslato in un primo momento nella chiesa limitrofa del Gesù e successivamente, su invito della famiglia Bianchi, nella cappella dedicata a S. Anna, di pertinenza del proprio palazzo sito sulla via De Grazia. Il palazzo, in realtà, era sin dal 1684 della famiglia Grimaldi e solo successivamente al 1813 fu diviso tra le famiglie Grimaldi e Bianchi in virtù del fatto che la nobile Marianna Grimaldi sposò un esponente dell’altra famiglia.

La chiesa dedicata alla madre della Madonna, conosciuta in Calabria anche come la “Nonna Santa”, fu edificata, come si evince da un documento del notaio Domenico Larussa del 1762, ad opera dei coniugi D. Giovanbattista Grimaldi e Chiara Sculco intorno al 1740 che apposero il loro stemma, in parte oggi visibile solo nello scudo e nella croce gerosolimitana, sulla chiave dell’arco santo. Fu soltanto, quindi, nell’800 che il titolo della vecchia parrocchia si trasferì nella suddetta cappella - presumibilmente dopo il 1832, anno in cui la chiesa del Gesù per effetto del terremoto fu ulteriormente ridimensionata – nella quale il parroco, come scrive Giacomo Frangipane «rimanendo l’altare maggiore dedicato a S.ta Anna, innalzò al lato sinistro un altarino per la titolare della Parrocchia, cioè la Presentazione di Maria Vergine al Tempio».

A testimonianza di ciò rimane la tela della “Presentazione di Maria al sacerdote del tempio” opera di Garibaldi Gariani (1861 - 1930), pittore catanzarese epigone della scuola cortalese di Andra Cefaly e allievo di Domenico Morelli e di Filippo Palizzi, che realizzò sempre per la stessa chiesa “ La Madonna con il Bambino in grembo”. La chiesa è posta tra il Palazzo degli Anania e l’attuale Palazzo Bianchi ed è prospiciente l'attuale via de Grazia già via dei Coppolari. Il prospetto esterno, con caratteristiche eclettiche ottocentesche, è preceduto da una breve scalinata chiusa da una cancellata in ferro bat­tuto, secondo la tradizione e i modelli legati alla cultura napoletana dell’epoca, e presenta, al di sopra del portale architravato sormontato da una semplice cornice modanata, un semplice finestrone neogotico.

Al centro della facciata a capanna svetta un piccolo campani­le a vela con due campane poste all’interno di due piccoli archi a sesto acuto. L'interno, a cui si accede dal piccolo vestibolo in legno al di sopra del quale si impo­sta la cantoria, è caratterizzato da un impianto con aderenza ai normali schemi delle chiese a navata unica presenti in città con due cappelle per lato e si caratterizza per il suo apparato artistico-architettonico sette-ottocentesco con stucchi, paraste, volta a botte centrale e arco santo, con caratteri stilistico-formali legati a schemi tardobarocchi già documentati in altre chiese cittadine.

L'altare maggiore, che sostituisce quello più antico in stucco e coevo al fastigio, fu realizzato dall'av­vocato Francesco Massara nel 1930, mentre il busto raffigurante S. Anna e la Madonna Bam­bina, posta al centro della edicola del fastigio tardobarocco, è opera dello scultore catanzarese Vincenzo Pignatari. In città è forte la devozione a S. Anna da parte delle partorienti di cui è protettrice e le quali, ancora oggi, come ex voto, depon­gono ai piedi dell'altare maggiore numerosi fiocchi azzurri e rosa. Un altro dato storico importante è dato dal fonte battesimale in legno, di forma esagonale e posto a sinistra all’interno di una nicchia: in esso fu battezzata tre giorni dopo la nascita la Madre Maria Candida dell'Eucaristia dell’Ordine delle Carmelitane Scalze, al secolo Maria Barba.

Ella nacque a Catanzaro il 16 gennaio da Pietro Barba e Giovanna Florena; trasferitasi a Palermo quando aveva soli due anni entra il 25 settembre del 1919 nel Carmelo di Ragusa e il 16 aprile 1920, ammessa al Noviziato, veste l'abito carmelitano. Per tre volte Priora del Carmelo muore il 12 giugno1949; il 5 marzo 1956 Mons. Francesco Pennisi, vescovo di Ragusa, apre il Processo ordinario diocesano conclusosi il 28 giugno 1962 e il 21 marzo 2004 Giovanni Paolo II, dopo averla dichiarata «Venerabile» il 18 dicembre 2000, la proclamerà Beata.

Testo Arch. Oreste Sergi

 

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