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San Francesco di Paola

Chiesa e Convento di S. Francesco di Paola o dell’Addolorata

già  dell’Ordine dei Minimi o Paolotti 1577 - 1581 

Incerte le date di costruzione intorno il complesso conventuale dei PP. Minimi di Catanzaro, attestate da alcuni storici, come Vincenzo D’Amato, al  1572, da altri, come Luise Gariano e il P. Giovanni Fiore , tra il 1577 e il 1581 date quest’ultime che, come attesta lo storico padre cappuccino, sono da intendersi: «nel ’77 designata, e nell’81 principiata la fabrica». Questa versione appare la più probabile se si fa riferimento agli “Acta Capitulorum Generalium Ordinis Minimorum“, in cui si evince che nel 1581, il convento catanzarese viene ufficialmente accettato dall’Ordine nel Capitolo di Barcellona. Ma il dato più interessante riguardo la fondazione del convento di Catanzaro si evince da alcune fonti storiche dell’Ordine dei Minimi che riportano come un primo impianto conventuale fosse stato costruito fuori le mura della città nel luogo chiamato S. Francesco Vecchio o S. Biase che alcuni propendono a identificare oggi nella zona di Stratò.  La chiesa e il convento sorgono sull’estrema propaggine del colle denominato anticamente di S. Trifone mutato poi in S. Rocco dopo la costruzione, nel 1565, dell’omonimo convento delle suore Claustrali del Terz’Ordine di S. Domenico, in quello che in epoca medievale era l’antico ristretto di S. Tecla, quest’ultimo posto tra i ristretti “latini” di S. Nicola Malacinadi e di S. Biagio del quartiere del Vescovato  e i ristretti  “greci“di S. Maria di Cataro e di S. Barbara. Quest’ultima risulta essere, come attesta il Gariano, la terza chiesa greca, poco distante dalla chiesa di S. Nicola di Pitinto, costruita secondo gli storici all’indomani della fondazione della città tra l’antico quartiere Grecìa, il burrone di Tubolo seu Vallotta e quello appunto di S. Barbara. L’antica parrocchia distrutta dal terremoto del 1783 non fu ricostruita e il titolo fu trasferito nella chiesa dei Paolotti all’interno della quale fu eretto, a destra dell’altare maggiore, un altare, oggi non più esistente, ma ricostruito ex novo nella seconda cappella a sinistra. Il complesso ed in particolare la chiesa, rappresenta ancora oggi un simbolo di amore e devozione nei confronti del “ Beato Francesco da Paola di Nation Calabrese “ da parte di una città e di una intera provincia “ che per favor del Signore co’ i suoi miracoli è illustrata sanando infermi e altri miracolosi fatti operando, i quali senza special gratia non possono da gli huomini operarsi “. Proprio per questo motivo, “L’Università & Huomini di Catanzaro“ sposarono con fede la causa di canonizzazione del Santo Taumaturgo, tanto da inviare al papa Leone X, dieci anni dopo la morte del frate avvenuta il venerdì santo del 2 aprile 1507, una lettera riportata da P. Isidoro Toscano O. M. nel Libro dell’Istituto dell’Ordine. La chiesa di S. Francesco di Paola, nonostante i ripetuti rimaneggiamenti si presenta mantenendo intatte le sue caratteristiche di edificio sacro conventuale della fine del secolo XVI e della piena controriforma. La facciata della chiesa, con molta probabilità, risale alla fine del ‘700, epoca in cui tutta la chiesa fu restaurata in seguito al sisma del 1783. Ma i primi restauri alla fabbrica avvennero all’indomani del terremoto del 1638 allorquando il catanzarese P. Paolo Gaspa si preoccupò che la chiesa venisse “portata a termine e decorata”, in quanto i lavori di ultimazione della chiesa trovarono ostacolo da parte delle monache domenicane. Superati tutti gli ostacoli, la chiesa, con atto pubblico del 1715, fu elevata di dodici palmi in comune accordo con le vicine monache e il padre Gaspa fece arrivare da Messina un architetto che realizzò il progetto per il quale: nel 1720 fu stipulato un contratto con Gregorio Pilò di Borgia per caricare nel fiume Corace il marmo necessario per la chiesa del convento; nel 1722 furono chiamate maestranze napoletane per realizzare gli stucchi; e finalmente nel 1727, dopo spese ingenti e tra non pochi problemi, la chiesa fu solennemente consacrata – come ricorda la lapide posta a destra dell’ingresso principale – dal vescovo di Oppido Fr. Giuseppe Maria Perrimezzi del’Ordine dei Minimi. Oggi la chiesa si presenta nel suo rifacimento sette-ottocentesco e con le modifiche apportate al presbiterio e agli altari laterali tra gli inizi e gli anni ’70 del ‘900. Il prospetto, molto semplice, è delimitato da due piccole torri campanarie, fra le quali si inserisce l’aggettante timpano decorato da fregi e cornici di gusto prettamente neoclassico, sorretto da paraste scanalate di ordine corinzio, poggianti su di un alto basamento. La chiesa è caratterizzata da una pianta a navata unica affiancata da cappelle laterali, con un presbiterio ampio e profondo, sormontato da una falsa cupola e da volte a botte di recente restaurate. La navata si presenta intervallata da due cappelle per lato e da quattro paraste, sormontate da altrettanti capitelli di ordine composito, mentre sulla trabeazione, su cui s’imposta una controsoffittatura a botte lunettata, non è più leggibile il Responsorio di S. Francesco di Paola dipinto a trompe d’oeile a finto mosaico, ed eliminato nei recenti restauri: «CEDIT MARE SICULUM, SAXA SISTUNT PENDULA, REDDIT IGNIS PABULA, ET MORTUICEDIT MARE SICULUM, SAXA SISTUNT PENDULA, REDDIT IGNIS PABULA, ET MORTUI RESURGUNT». L’arco santo è decorato in chiave da stucchi costituenti un medaglione centrale, di gusto tardo barocco, al cui centro sono inseriti i simboli iconografici della palma e della torre, caratteristici di S. Barbara, mentre all’interno della nicchia posta sull’ingresso minore è collocata la grande statua di S. Francesco di Sales, patrono del Terz’Ordine dei Minimi. L’ampio coro è attualmente la parte architettonicamente ed artisticamente più importante, rispetto al resto della chiesa, in quanto oggetto, tra il 1901 ed 1903 , di “abbellimenti“ ad opera dell’industriale Tommaso Pudia, proprietario di una parte dell’ex convento, e del comm. Filippo Catanzaro che, secondo il gusto dell’epoca, fece costruire in stile neogotico, il nuovo altare maggiore con fastigio in marmi policromi al centro del quale spicca la settecentesca statua processionale in legno del santo titolare. Dopo il 1783 la statua di S. Francesco era posta nella cappella di sinistra dell’altare maggiore che, anche successivamente all’accorpamento della parrocchia di S. Barbara, rimase dedicato alla titolare e cioè all’Addolorata; il parroco di allora, infatti, posizionò l’altare dedicato a S. Barbara V. M., titolare della parrocchia di fronte a quello del santo. Ma poiché la devozione verso il Santo Taumaturgo fu da sempre molto sentita in città, si decise nel tempo di invertire la sistemazione delle statue, cosicché il simulacro della Vergine, fu posto nella cappella di S. Francesco e quello del Santo posto in una nicchia sull’altare maggiore, fino a quando, nel secolo scorso decidendo di costruire i due matronei nel presbiterio, furono demoliti gli altari e le statue, successivamente, distrutte. Tra le opere d’arte custodite all’interno si ricordano una pregevole tela settecentesca della “Madonna della Lettera“ (importante testimonianza di un culto che si riscontra in Calabria nella città di Palmi e in Sicilia nella città di Messina, titolo con il quale la Vergine è proclamata primaria patrona), ed una tela raffigurante “ Gesù nell’orto del Getsemani“ di scuola pretiana. Il tabernacolo dell’altare maggiore, inoltre, conserva il portellino proveniente dalla soppressa chiesa di S. Caterina Vergine e Martire dei Teatini, raffigurante una rara iconografia dei “Sacri Cuori” di Gesù, Maria e Giuseppe, recante in basso al centro lo stemma del suddetto ordine. Anticamente, come scrive il D’Amato nelle sue “Memorie“, i padri Minimi, custodivano dentro un “conditorio d’argento” il bastone del Santo che in città operava una infinità di miracoli ed in particolare nei confronti delle partorienti, le quali, toccandolo, rimanevano libere da ogni pericolo; con molta probabilità, questa sacra reliquia fu portata via dai “Paolotti” allorquando lasciarono il convento nel 1809.  

Testo Arch. Oreste Sergi

 

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