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Santa Maria de Meridie

Chiesa di S. Maria de Meridie o del Mezzogiorno

sec. IX – XI 

La fondazione di Catanzaro è da porre fra quei kastra sorti in quell’habitat della Calabria bizantina che deve il suo riassetto dopo la riconquista tra IX e XI secolo operata da Bisanzio, in cui si attribuisce alle città funzioni di centri amministrativi ed ecclesiastici. E’ a questo arco di tempo, all’epoca del Catepanato d’Italia, che fu attuata dallo stratega Flagizio – come riferisce la fonte della Cronaca delle Tre Taverne –  la fondazione del  kastron di Catanzaro il quale, come scrive Emilia Zinzi, rientrerà in quella rete fondamentale dell’armatura insediativa della Calabria bizantina, costituita da centri arroccati su «speroni di roccia, picchi e colline tagliati da strapiombi, legati da esili nodi istmici montuosi interni, non visibili dal mare che essi tuttavia controllano». A questo periodo gli storici fanno risalire la costruzione dell’antica chiesa altomedievale di S. Maria de Meridie, posta su uno sperone di roccia e «quasi attaccata ad un Baloardo» (D’Amato), che prende il suo nome per il suo orientamento liturgico verso sud-est. La pratica dell'orientamento liturgico, che si afferma in occidente a partire dall'VIII secolo diffondendosi particolarmente dopo l'anno 1000, consiste nell'orientare l'asse longitudinale della chiesa nella direzione in cui nasceva il sole. Questa tradizione la si ritrova anche in S. Maria del Mezzogiorno con l’altare rivolto verso sud-est e la facciata – non visibile in quanto chiusa da una costruzione – verso nord-ovest, mentre l’ingresso è posto a nord-est secondo la tradizione medievale che i fedeli e i profani, entrando in chiesa da occidente, avanzassero verso il santuario con la faccia rivolta verso il luogo dove sorge il sole, verso oriente: lasciando le tenebre e andando verso la luce. Ma la tradizione vuole che lo storico tempio mariano deve il suo nome a un evento miracoloso. Narra la leggenda che prima della costruzione della chiesa, nell'orto attiguo, su un albero di fico, appariva ogni giorno a mezzogiorno una bella signora identificata con la Madonna che distribuiva pane e fichi ad alcu­ne persone del luogo e ai bimbi in particolare, riuscendo così a sfamarli nonostante la grande carestia. Tale evento è, oggi, ricordato da un affresco realizzato nel 1991 sulla parete del campanile dal pittore catanzarese Gioacchino Lamanna. Dedicata a Santa Maria Assunta, il suo vasto “ristretto” parrocchiale era sito nel quartiere del Vescovato chiuso a nord dalla parrocchia dei Santi Pancrazio e Venera, a est da quelle di S. Stefano e di S. Biagio e a sud da quella di S. Nicola Coracitano. La sua importanza territoriale era rilevata anche dal punto di vista amministrativo e ricadeva nelle undici “ripartizioni” militari: il suo ristretto era di competenza sulla Porta di Pratica, la fontana del Circuglio fino al grande bastione di S. Nicola Coracitano nel quartiere Pietra Viva. Il D’amato così ne parla nella sue “Memorie Historiche”: «…S. Maria di Mezzogiorno, Chiesa oggi dalla pietà di D. Carlo Iannazzo in bella forma ridotta, ove per i continui miracoli, e gratie, che fa una devotissima immagine della Vergine, vi è un mirabil concorso». La Madonna è ricordata nel 1601, nel libro della Visita alle chiese parrocchiali di mons. Orazi, come un «quadro di gizzo (gesso) cò l’immagine della Madonna» insieme a «un quadro cò l’immgine di S. Stefano in tila e un quadro cò l’immagine di S. Agata in tila». Il parroco di allora, sicuramente, si riferisce all’effigie in gesso tutt’ora posta al centro del fastigio seicentesco del presbiterio, costituito in marmi poli­cromi con prevalenza del verde di Gimigliano, che raffigura la Madonna assisa con il Bambino; immagine che fu incoronata con diadema d’argento nel 1797. Delle due tele, al contrario, oggi non resta più alcuna traccia ma dovevano essere poste in due delle sei cappelle ancora esistenti delle quali, le prime due a lato del presbiterio, erano dedicate fino agli anni ’50 del ‘900 a S. Michele Arcangelo e a S. Carlo. Entrambi gli altari, infatti, sono documentati nella “Platea Gori” del 1691, «…metà di detta terra provenne a detta Parrocchia…per donatione del detto quondam D. Carlo col peso di una messa l’anno nel giorno di Pasqua di resurrettione nell’altare di s. Michele arcangelo dentro la Chiesa parrocchiale…et il quarto pezzetto…pervenne a detta Parrocchia col peso di due messe lette o una cantata ogn’anno nel giorno di S. Carlo nell’altare dell’istesso Santo dentro la Chiesa Parrocchiale…», e anche nella relazione di S. Visita degli anni ’50 del ‘900 dalla quale si evince che: «i due altarini laterali sono stati costruiti nell’anno 1957…in sostituzione dei due vecchi e brutti altari in pietra e calce. Sono stati demoliti anche gli altri due altarini dello stesso tipo…vi sono due quadri, ma non di autore, quindi non di pregio. Altri due sono stati eliminati per vetustà. Sono stati sostituiti con due statue artistiche: il S. Cuore di Gesù e di Maria. N.B. sono stati eliminati il quadro di S. Carlo e di S. Michele Arcangelo». A quest’ultimo, oltre a essere intitolata la piccola campana realizzata nel 1663 dall’allora parroco Carlo Iannuzzo, era dedicata anche, come riferisce nel 1670 il D’Amato, l’omonima confraternita che officiava in essa. La chiesa subì notevoli danni dal terremoto del 1783 assorbendo, all'in­domani del sisma, anche la parrocchia dei Santi Pancrazio e Venera. Grazie all'opera del parroco di allora D. Giuseppe Caravita (1811-1842), si apportarono i primi riattamenti e abbellimenti, tra cui è documentato il portellino dell’altare della Madonna raffigurante il “Buon Pastore”, opera dell’argentiere napoletano Gennaro Iaccarino. A questi seguirono quelli di D. Vincenzo Sestito, (1852-1879) che provvide soprattutto a consolidarla nella parte delle mura costruite sulla roccia; e in ultimo i lavori di D. Tommaso Spadafora (1879-1911) che, come riferisce il Frangipane, «intraprese le riforme interne della Chiesetta, decorandola di ricche dorature e con una bella tribuna per l’organo» sulla quale fu posto il pregevole organo a canne del settecento con decorazioni floreali e intarsi in oro zecchino.  A lui si deve l’affresco dell’Assunta – che ricorda la festa liturgica della parrocchia – posta al centro della volta della navata, realizzato nel 1886 ad opera degli «indoratori e pittori Vincenzo e Bernardo fratelli Pignatari» e restaurato nel 1912. L’esterno, al contrario,si presenta nel suo rifacimento post bellico; nel 1945 furono restaurati, in forme eclettiche, la facciata laterale e fu sopraelevato il campanile; entrambe le strutture, come scrive il parroco dell’epoca, «avevano la forma di capannone con un campanile monco e schiacciato». L’interno, al contrario, fatto salvo per il pavimento realizzato nel 1957, si presenta nel suo rifacimento sette-ottocentesco, con un impianto a navata unica con tre cappelle per lato, la prima delle quali, dove è collocato il fonte battesimale sormontato dalla figura del Battista e realizzato dopo il 1940 dal parroco D. Bruno D’amica, evidenzia una pianta leggermente semicircolare. L'interno custo­disce, oltre a quelle già citate, altre opere d'arte tra le quali vanno ricordate: la tela della Madonna del Buon Consiglio, nella cappella omonima, e inserita in un fastigio sormontatoa da un ovale raffigurante S. Nicola;  e quella della Sacra Famiglia con i Santi Elisabetta, Zaccaria e S. Giovannino, probabile opera di Francesco Colelli. Il 13 maggio 1991, la chiesa veniva eretta a Santuario Mariano in perpetuum, dall’allora arcivescovo di Catanzaro – Squillace mons. Antonio Cantisani. 

Testo Arch. Oreste Sergi

 

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