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ITINERARIO 2

Catanzaro Lido - Roccelletta di Borgia - Borgia - Girifalco - Cortale - Amaroni - Vallefiorita - Squillace - Copanello di Stalettì


Immediatamente a sud di Catanzaro Lido (v.Itinerario 1), estensione marinara della più collinare città di Catanzaro, si trova ROCCELLETTA DI BORGIA, la cui notorietà ha da tempo varcato i confini regionali perché, nel 1982, una vastissima area venne espropriata dallo Stato per costituire il Parco Archeologico della Roccelletta che custodisce i resti di quella che è stata definitivamente identificata come il sito della greca “SKYLLETION” e poi romana “SCOLACIUM”.
All'interno si possono ammirare gli imponenti ruderi della Basilica normanna di S. Maria della Roccella, l'Antiquarium che ospita i rinvenimenti del luogo e, all'interno del “foro romano”: la Curia, un'aula termale, un tempietto, una fontana monumentale ed un tribunale.
Oltre il foro, sopra la collina, sorgono il teatro romano, un anfiteatro (II sec. d. C.), tre impianti termali, una necropoli ed un acquedotto romani.
Il Parco, durante il periodo estivo, viene attrezzato per ospitare mostre, concerti e rappresentazioni teatrali a cui fanno da cornice l'atmosfera del luogo e la presenza degli imponenti resti della basilica normanna.

Roccelletta di Borgia, sede del Parco, è collocata all'interno del comune di BORGIA, le cui origini sono da individuare in un tempo storico antecedente alla fondazione della greca Skylletion.
Ricostruita più volte, la “nuova” Borgia venne disegnata verso gli inizi del 1800, dall'architetto V. Ferraresi il cui progetto, che prevedeva la realizzazione della cittadina in territorio pianeggiante in una forma trapezoidale, era assolutamente avveniristico per quell'epoca in Calabria.
Ancora oggi, la Via Regia è l'asse su cui si muove l'intero assetto urbanistico della città, e su cui si affacciano gli edifici più importanti, appartenenti alle famiglie più facoltose, in cui i “portali” d'ingresso sono, in alcuni casi, delle vere opere d'arte.
Nel centro sono presenti 4 chiese: il Duomo, dedicato a S. Giovanni Battista, patrono della cittadina, la Chiesa di Maria SS. Immacolata, la Chiesa del SS. Rosario e la Chiesa di S. Leonardo.

Ma è soprattutto percorrendo le strade che circondano il comune di Borgia che è possibile incontrare ancora segni di epoche più o meno lontane nel tempo e negli stili: 

La via dei mulini
Presenti in numero di 7, alcune in buone condizioni altre ridotte a ruderi, queste strutture probabilmente costruite a cavallo tra il XIII ed il XIV secolo, tracciano una via ideale che dalla montagna conduce al mare;

La Laura Basiliana
Monastero “Saffantino”, fondato tra il IV e l'XI secolo, è stato dichiarato dal Ministero dei Beni Culturali, monumento nazionale,

Monumento della Vergine Odighitria
Bassorilievo di marmo bianco raffigurante la Madonna Odighitria (dal greco: Colei che indica il cammino), ubicata lungo la SS. Jonica, pochi metri dopo il bivio per Borgia, in direzione sud;


Ruderi in Località Dirupi
nell'area in cui sorgeva il vecchio centro abitato di Borgia, oggi identificato con il termine “Dirupi”, rimangono, a testimonianza del terribile terremoto del 1783, i ruderi della Chiesa di S. Leonardo, di un monastero che sorgeva nel punto più alto del centro abitato, una cisterna dell'acqua ed un'unica casa con arco annesso.


Ai piedi di Monte Covello, lussureggiante montagna non ancora contaminata dalla speculazione edilizia, a 456 mt sul livello del mare ed al centro dei 2 golfi di Squillace e S. Eufemia, sorge GIRIFALCO.
Fondato dai profughi di Caria e Toco in epoca imprecisata, deve probabilmente il suo nome al girovagare di un falco intorno al sito in cui sorse il nuovo centro abitato ricostruito, in seguito alla distruzione dei succitati paesi per un'invasione saracena, nell'836.
Sebbene si tratti di una leggenda, essa può apparire verosimile in considerazione del fatto che, come ben sanno gli appassionati, la zona di Girifalco costituisce, in alcuni periodi dell'anno, un passaggio obbligato per questi bellissimi rapaci.
All'interno della cittadina è possibile ammirare la Chiesa di S. Rocco, che contiene pregevoli opere d'arte, la Fontana “Carlo Pacino”, monumento barocco recentemente restituito ad antico splendore, nonché il Museo Etnografico, all'interno della Azienda Agrituristica Colaierni, in cui da 15 anni è attiva un'interessante Mostra su “Gli antichi ricordi - La Civiltà Contadina ed Artigiana”.
Sono inoltre degne di nota le importanti sorgenti di acque minerali che sgorgano nel territorio di Girifalco.

Non molto distante da Girifalco, allungato su una collina che sovrasta il limpido fiume Pesipe, giace CORTALE, il cui centro abitato si snoda tra coltivazioni di profumati alberi da frutta.
La storia di Cortale è lunga quasi 1000 anni e nel paese si trovano numerose tracce del suo passato come nella Chiesa Matrice della Madonna dell'Assunta, di stile barocco e risalente al Settecento, in cui è possibile ammirare affreschi e tele attribuiti ad Andrea Cefaly “il vecchio”, che testimoniano il fermento culturale ed artistico del territorio.
È possibile inoltre visitare l'abitazione dell'artista e percepire, attraverso gli affreschi che si trovano all'interno del Palazzo Cefaly, la sua profonda conoscenza letteraria ed il suo amore per Dante.
Da visitare ancora: la Chiesa di S. Giovanni Battista; numerosi palazzi; zone di interesse paleontologico: Loc. Spilo, con grotte naturali a sviluppo verticale, e Loc. Abbatia, dove sono stati rinvenuti esemplari antichissimi di fossili e conchiglie; itinerari naturalistici: il bosco del Giudeo, che si raggiunge attraverso una stradina sterrata (Mala Carrera) ed è così chiamato perché “traditore”, in quanto molto vasto, con vegetazione molto fitta e spesso avvolto nella nebbia (assolutamente sconsigliato avventurarvisi senza guida), e Loc. Pesipe dove, immersi in una fitta faggeta, nascono i ruscelli che confluiscono nel fiume omonimo.

Procedendo lungo il nostro itinerario, incontriamo altri due graziosi paesini: AMARONI e VALLEFIORITA.
Il primo ha origini greche, come testimoniano monete e frammenti di antichi edifici, e secondo una delle varie interpretazioni, deve il suo nome al Convento di S. Morone, distrutto dal terremoto del 1783 insieme con l'Abbazia di S. Nicola.
Il paese conserva le sue caratteristiche di agglomerato formatosi lentamente in varie epoche, e ciò risulta particolarmente evidente nella Chiesa parrocchiale di S. Barbara.

Vallefiorita deve il suo nome all'amenità del luogo in cui sorge ed alla prorompente presenza di fiori ed alberi da frutto che gli fanno da cornice.
Il paese risulta diviso in due dal fiume Alessi (oggi fiumara) ed è collegato dal  ponte di S. Rocco, nei pressi del Municipio.
La parte nord è la più estesa e la più antica, mentre nella parte sud il paese trova il suo naturale sbocco per le sue più nuove e moderne costruzioni, soprattutto nella “contrada Guarna” che delimita il territorio separandolo da quello di Squillace.
I luoghi da visitare sono numerosi, tra tutti ricordiamo: la Chiesa Madre, la villa comunale, un antico mulino ad acqua, un antico frantoio, la Pinacoteca, Loc. Schiavi (ampia ed attrezzata zona boschiva).

Ultima tappa del nostro itinerario è SQUILLACE, la cui storia si perde nel tempo: alcuni attribuiscono la sua fondazione ad Ulisse, naufrago su questi lidi, altri all'ateniese Menesteo di ritorno dalla guerra di Troia. 
Con certezza si sa che essa fu dapprima la greca Skylletion e poi la romana Colonia Minerva Scolacium. Durante l'Alto Medioevo, le incursioni saracene e longobarde costrinsero i cittadini dell'antica Scolacium a rifugiarsi, per motivi di sicurezza, sulle vicine colline dove l'odierna Squillace si affaccia imperante sul Golfo che da essa prende il nome.
La parte vecchia, costruita su una rupe, conserva il Duomoricco di arredi ed opere d'arte.
Da vedere anche la Chiesa di S. Maria della Pietà, il Museo Diocesano, ospitato nel settecentesco Palazzo Vescovile, che accoglie gran parte del tesoro un tempo appartenuto alla cattedrale normanna distrutta dal terremoto del 1783, e le opere d'arte pervenute nel tempo da tutta la diocesi, il recente Museo civico e della civiltà rurale ed i ruderi del Castello Normanno da cui la vista spazia da Punta Stilo a Capo Rizzuto. Dirigendosi verso il mare, sostiamo nei pressi del Santuario della Madonna del Ponte, il cui nome deriva dal ritrovamento, nel XVIII secolo, di un'effige rappresentante La Sacra Immagine della Madonna su un pezzo di antica muraglia.
Dal Lido di Squillace si possono raggiungere in barca diverse grotte e calette nascoste.
Cittadina culturalmente e turisticamente vivace, Squillace è animata, soprattutto durante i mesi estivi, da numerose iniziative tra cui ricordiamo, in Agosto, il suggestivo Palio del Principato, manifestazione medievale, in costumi di epoca rinascimentale, in cui vengono rievocati antichi giochi e tornei.

A brevissima distanza dalla Marina di Squillace, proprio al centro del Golfo che porta il suo nome, incontriamo COPANELLO, uno degli angoli più affascinanti della costa, molto apprezzato anche da artisti e noti personaggi dello spettacolo che sovente, tra un tuffo nel mare limpido dai colori cangianti e suggestive notti nelle discoteche ricavate nelle rocce, si concedono qualche giorno di relax.
Copanello è il terminale marittimo dell'unico promontorio roccioso della costa ionica catanzarese, denominato “coscia di Stalettì”, che interrompe il litorale sabbioso e si estende fino al mare. Interamente ricoperto da una lussureggiante macchia mediterranea, è caratterizzato dalla presenza di suggestive calette, che ricordano il passaggio di antichi navigatori, grotte intagliate nella roccia, un tempo abitate da eremiti, ed incantevoli punti d'immersione.
A questo proposito gli appassionati di pesca subacquea o chi semplicemente volesse ammirare gli splendidi fondali marini non può mancare di visitare le “vasche di Copanello”: di epoca romano-imperiale rappresentano le tracce delle vasche di un Vivarium (struttura per l'allevamento dei pesci) reso famoso dalla presenza del Monastero Vivariense di Cassiodoro, potente statista ed uomo di cultura di cui, proprio in questi luoghi, gli studiosi indicano la presenza di un importante possedimento familiare: la Villa degli Aurelii.
In queste vasche naturali, in cui gli antichi romani allevavano le murene, i fondali di sabbia bianchissima, la grande varietà di concrezioni di cui sono ricoperte le rocce, la presenza di archi rocciosi, tane e spacchi dove trovano rifugio spigole, saraghi e persino cernie, rappresentano un vero e proprio paradiso per le immersioni, soprattutto notturne.

Da visitare: il Museo Naturalistico, che ospita fotografie e collezioni di pietre marine e pesci imbalsamati.


Copanello rientra nel Comune di Stalettì, antica Stallatien, fondata dai profughi della città di Lissitania che sfuggivano ai Saraceni e la cui storia è legata alla vita feudale di Squillace.
Da segnalare i Palazzi Fazzari, Aracri, Giordano, Griffo e Grillone.
Poche le chiese nel centro storico rispetto a quelle documentate dalle fonti ecclesiastiche, (evidentemente andate perse nel terremoto del 1783); particolarmente interessante è la Chiesa Madre con una imponente facciata tardo-cinquecentesca.

Vicinissime a Copanello e ben visibili dai viadotti della statale 106 che giunge a Soverato, le splendide baie della Lamia, Caminia e Pietragrande.  Divenuti centri d'attrazione turistica balneare, esse sono caratterizzate da spiagge incontaminate intervallate da scogliere a picco sul mare, da grotte ed insenature marine raggiungibili soltanto via mare e da fondali di straordinaria bellezza. 

Il territorio dell'itinerario, per lo più collinare, è particolarmente incline alla produzione di un olio di ottima qualità e di un vino pregiato: il vino bianco di Squillace ambrato e delicatissimo. La produzione di frutta e verdura, che avviene principalmente in piccoli appezzamenti di terreni ricchi di acque pure, presenta particolari caratteristiche di freschezza e di sapore. Degni di menzione sono i famosi fagioli di Cortale dal gusto inconfondibile. Si producono nella zona, altresì, ottimi formaggi come le mozzarelle, pecorino e butirro e squisiti salumi, soprattutto fatti in casa, seguendo i metodi tradizionali tramandati da padre in figlio.
Lungo la costa ionica invece si possono gustare dei prelibati piatti a base di pesce.