Instagram

La tua destinazione per

Percorso delle 17 Chiese
I Sentieri Del Gusto
Mare
Arte e Cultura
Archeologia
Indietro

ITINERARIO 4

Montepaone Lido - Gasperina - Montauro - Olivadi - Chiaravalle - Soverato - S.Andrea Apostolo - Badolato - Guardavalle



A pochi Km da Catanzaro Lido, attraverso un percorso ricco di ulivi secolari ed esuberanti aranceti, incontriamo la moderna e ridente MONTEPAONE LIDO, centro turistico molto attrezzato che, nel periodo estivo, attira una gran quantità di turisti italiani e stranieri.
A circa 7 Km verso l'interno, arroccato sulla collina come un antico castello mediavale, si può ammirare Montepaone, riconoscibile anche da lontano dai due campanili paralleli della Chiesa parrocchiale.
Quest'ultima, intitolata a Maria S.S. Immacolata, fu rifatta dopo il terribile terremoto dell'8 Marzo 1783, e conserva una tela del 600, raffigurante la Madonna del Rosario attribuita ad Ippolito Borghese, oltre ad arredi sacri ed ostensori in argento del settecento.
A circa metà strada tra Montepaone e la sua propaggine balneare, si trovano gli antichi ruderi del Monastero di S. Nicola.


Procedendo verso l'interno incontriamo GASPERINA, da cui è possibile godere di una incredibile vista che va da Punta Stilo a Crotone.
Le prime notizie certe riguardanti le origini di questo paese risalgono all'epoca normanna e al conte Ruggero che, affascinato dalla personalità di San Brunone di Colonia, indusse questi a fondare l'eremo di Santo Stefano del Bosco, dotandolo di ricche ed estese donazioni, tra cui il casale di “Gasparrina”. Da quel momento la storia di Gasperina si lega indissolubilmente a quella della Certosa di Serra San Bruno e,  per secoli, ne seguirà le vicende.

Da visitare: la Chiesa di San Nicola Vescovo, del 1500, con tre navate, 12 colonne ottagonali in granito, un grandioso altare barocco del '500 e 6 altari laterali di cui quattro del '600 di Scuola Napoletana; il Santuario di Termini con portale in granito e posta sul colle omonimo; la Chiesa di S. Caterina; i numerosi portali in granito opera di maestranze locali e palazzotti gentilizi del 700/800.
Posta tra il mare ed il massiccio montano della Fossa del Lupo, a due passi dal Parco delle Serre, Gasperina é il posto ideale da cui partire per escursioni brevi di poche ore o di una giornata intera; facilmente raggiungibili il Parco Archeologico della Roccelletta e Serra San Bruno con la Certosa, l'eremo di Santo Stefano del Bosco e il Museo.

La tappa successiva è MONTAURO, il cui nome si riscontra in molti monumenti greci e nelle parole Oro Crusus: monte del colore dell'oro.
Le origini di Montauro risalgono all'VIII secolo d.C., ma il vero sviluppo del paese si ebbe dopo l'anno 1000 e fu incentivato ad opera dei Normanni e dei Certosini di S. Bruno di Serra.
Percorrendo il centro storico di Montauro ci imbattiamo in numerosi Palazzi Gentilizi che ne rappresentano l'antica grandezza e sono parte integrante del suo patrimonio artistico.
Tra tutti ricordiamo: Palazzo Madonna del 1700 il cui piano terra, che in origine era una farmacia, ospita la biblioteca comunale, e Palazzo Barbieri, situato accanto alla Chiesa Matrice, i cui balconi in ferro battuto sono tutelati dalla Soprintendenza alla Belle Arti.

Da visitare inoltre: la Chiesa di S. Pantaleone ed i ruderi del Monastero di S. Anna.
La prima fu fondata probabilmente in età medievale ed è situata nella parte orientale del paese, in una posizione da cui si domina tutto il Mar Ionio dalla punta di Stalettì a Soverato; al suo interno numerosi sono gli arredi degni di ammirazione.
Il Monastero di S. Anna, fortemente danneggiato dal terremoto del 1783, sorge su una collinetta a sud del paese ed ha la caratteristica di una costruzione fortificata, con pianta rettangolare e quattro torri quadrate poste ai vertici.

Gasperina e Montauro sono favorite da una conformazione geografica prevalentemente collinare e da un clima mite, Gasperina si è fatta apprezzare per i tipici vigneti e quindi per il suo vino particolarmente "spiritoso". Particolarmente gustosi i salami di maiale fatti secondo un'antica tradizione casereccia. Rinomata è una varietà di ciliegia detta "nucita", dai colori bianco e rosso. Montauro invece è nota per il tipico formaggio pecorino e le tenerissime ricotte prodotte dagli ultimi pastori del paese. Dolci tipici particolarmente gustosi sono i "muninedji" e i "buccunotti".La presenza di vigneti ed uliveti consente la produzione, perlopiù in ambito familiare, di un buon vino vivace e di un ottimo olio dal sapore delicato di fruttato.

Continuiamo il nostro itinerario giungendo a OLIVADI. Il suo nome potrebbe derivare dal latino”Olii-Vadum”: guado dell'olio, probabilmente per la formazione di un lago artificiale navigabile di cui è possibile osservare i resti di piccoli porticcioli nelle insenature del lago costituiti da anelli scavati nella roccia dove venivano attaccate le imbarcazioni.

Da visitare, nel paese, le due chiese più importanti: la Chiesa Matrice S. Maria delle Grazie, in cui vi è uno splendido quadro in legno raffigurante la Madonna con il Bambino attorniati dagli Angeli, e la Chiesa del SS. Crocifisso, in cui si può ammirare un crocifisso ligneo del X secolo riconosciuto monumento nazionale.
Sono visibili inoltre i ruderi della Chiesa dell'Addolorata del XVI secolo e della Chiesa di S. Giorgio, di epoca normanna, in cui è stato ritrovato un antico registro di battesimi del 1600.
In via Vittorio Emanuele si trova il teatro S. Elia costruito nel 1981 sui resti dell'antica Chiesa Matrice edificata nel XVIII secolo.

I suoi boschi sono meta ideale per chi si diletta nella raccolta di funghi pregiati o di chi, più semplicemente, ama passeggiare in zone assolutamente naturali. Il castagneto rappresenta una branca importante dell'attività agricola locale, così come la produzione di grano, mais, frutta e olive.

Procedendo nel nostro percorso attraversiamo la cittadina di CHIARAVALLE che deve il suo nome alla posizione. Solo apparentemente povera e contadina ma in realtà ricca di aromi di culture lontane approdate su queste coste nel corso dei secoli, già famosa per i suoi tessuti e per i suoi prodotti agricoli, si può affermare che la sua storia ruoti attorno al Convento dei Cappuccini che fu edificato nella seconda metà del '500 e presenta diverse tele del '700 e '800. 

Ottimi sono i latticini locali, il pane di grano cotto in grandi forme ed i salumi affumicati secondo antiche tradizioni. Da segnalare le produzioni agricole di agrumi, olive, patate, fagioli, uve, noci e mele. Prelibati sono i vari piatti a base di funghi, dal nobilissimo porcino ai funghi rositi.

SOVERATO, divisa in un borgo superiore e nella Marina di Soverato, è la successiva tappa del nostro percorso.
Soverato Superiore sorge sulle rovine dell'antica Poliporo, cittadina sotto l'influenza dell'ex colonia Schilletion (ora Squillace); subì varie disavventure ad opera dei Normanni, degli Svevi, degli Aragonesi, fino a quando nel 1806, dopo un lungo susseguirsi di feudatari, Soverato conquistò la sua indipendenza ed oggi è conosciuta come la “perla dello Ionio”.
Una visita a Soverato Vecchia rappresenta una buona opportunità per gli amanti del trekking; giunti a destinazione si possono ammirare dell'antico villaggio: i resti delle mura di cinta, delle chiese, della torre e delle abitazioni rurali.
Notevole, nel borgo superiore, la Chiesa Arcipretale con la Pietà ed un bassorilievo di Antonello Gagini.
Una visita al Giardino Botanico “Santicelli” può senza dubbio risultare molto interessante: a picco sul mare e ricco di piante ed alberi indigeni ed esotici, è secondo per panoramicità solo a quello di Savona. Lungo il sentiero che lo attraversa si incontrano quattro postazioni antiaeree risalenti alla Seconda Guerra Mondiale collegate tra di loro da tunnel sotterranei.
Dal Giardino Botanico è possibile osservare, in tutto il suo splendore, la “torre di Carlo V”, voluta dallo stesso imperatore per difendere le coste dall'attacco dei corsari che infestavano il Mediterraneo.

La Marina di Soverato, importante ed organizzato centro balneare e di attrazione turistica, è dotato di modernissime strutture e di un porticciolo che svolge un'importante, se pur limitata, attività per il turismo nautico.
Pochi sanno che Soverato è il “regno dell'Ippocampo”; infatti la baia che di questa cittadina porta il nome, con il suo mare limpido e gli splendidi fondali, rappresenta una vera e propria oasi per questo dondolante abitante del mare, conosciuto da tempi immemorabili e citato nella mitologia greca come simbolo di fedeltà.
Da vedere, a Marina di Soverato, la minuscola e caratteristica “chiesetta dei pescatori” in cui viene custodita la statua della Madonna di Porto Salvo, oggetto di una partecipata festa agostiniana, caratterizzata da una suggestiva processione in mare.

Lungo la costa degli aranci, ed in particolar modo nella zona costiera che va da Montauro Lido a Soverato, si pescano piccoli pesci rossi chiamati “surici”, la cui frittura rappresenta un forte richiamo per i numerosi cultori del pesce, vero giacimento e prelibatezza gastronomica. In questa zona si possono altresì gustare, in locali in riva al mare, squisiti piatti a base di pesce: dal pesce spada cotto a bagnomaria, alla brace o preparato ad involtini; alla neonata di pesce cucinata in frittelle o conservata con sale e peperoncino piccante e chiamata in diversi modi, sardella, rosamarina o caviale dei poveri; alla frittura di fragaglia,  pesce minuto che rimane in fondo alla rete composto da alicette, triglie e merluzzetti. Un dolce tipico della zona che ha antiche origini è la Cupeta, un torrone preparato con sesamo, miele, vincotto e aromi di agrumi. 

A circa 8 Km a sud di Soverato, percorrendo bianche distese di sabbia dove miti, storie e leggende s'intrecciano in un'atmosfera di mistero, incontriamo SANT'ANDREA APOSTOLO DELLO IONIO, una graziosa cittadina sorta tra il X ed XI secolo, in cui l'influsso greco-bizantino è riconoscibile nell'aspetto suggestivo del borgo con case di pietra, vicoli nascosti, archi e ripide scalette.
Il cuore del paese è rappresentato da Piazza Castello, che deve il suo nome al castello che sorgeva nelle vicinanze, al cui fianco si possono ammirare: il Grande Olmo ed una fontana in granito del 1871.
Da visitare: la Chiesa di S. Andrea e la Grangia dei Certosini (ora Convento delle Suore Riparatrici).

Le ultime due tappe del nostro itinerario sono: BADOLATO e GUARDAVALLE.
La prima, di fondazione enotra risalente alla metà del X secolo e suddivisa in Badolato e Badolato Marina, è ricca di Chiese che conservano numerosi tesori artistici.
Nella Chiesa di S. Andrea Avellino, del XVIII sec., si può ammirare un Altare del Sacramento in marmi policromi e pregevoli arredi sacri; la Parrocchiale di S. Caterina, con abside medievale ed altare barocco, presenta una bella tavola della Madonna col Bambino, risalente al XV secolo.
Interessanti gli arredi e gli affreschi della Chiesa di S. Maria degli Angeli e della Chiesetta della Sanità, di origini basiliane.

GUARDAVALLE è una cittadina del versante ionico delle Serre, la cui particolare posizione geografica consente, nell'arco di pochi chilometri, di passare dal mare trasparente e pescoso della Marina agli oltre 1300 metri del Monte Pecoraro, passando attraverso i profumi tipici della macchia mediterranea.
Caratterizzata da un'estate lunghissima ed un brevissimo inverno, Guardavalle, con il suo patrimonio di cultura, tradizioni, arte e natura incontaminata, rappresenta oggi il luogo ideale per una vacanza tranquilla, a stretto contatto con la realtà locale e la sua storia ricca di sentimento. 

Da visitare: 

Torre Cavallara
Costruita nel 1485, a difesa delle incursioni turche, venne trasformata nel '700 in magazzini per l'olio le cui giare si possono ancora oggi ammirare nel giardino antistante la torre;

Torre Giordano
Sul portone si può ammirare lo stemma raffigurante l'emblema nobiliare dei baroni Crea di Stilo. Nell'androne dell'ingresso si possono ancora notare i grandi soffitti a volta e le pareti laterali che separavano da un lato le stal­le per i cavalli e dall'altro le cantine e i magazzini di deposito;

Palazzi nobiliari
Palazzo Falletti, Palazzo Salerno e Palazzo Spedalieri;

Chiesa Matrice o di S. Agazio
Il portale centrale, settecentesco, è in granito. L'interno in stile barocco è ad una sola navata e il soffitto è decorato con affreschi dell'ottocento che riproducono scene bibliche ed il martirio di sant'Agazio. 
La chiesa ha tre cappelle: quella di sant'Agazio, quella del rosario e quella dell'Immacolata, che ospitano diverse statue.

La cucina caratteristica di quest'ultimi comuni della costa ionica catanzarese si rifà alle tipiche tradizioni familiari calabresi: le paste sono per lo più fatte in casa e condite con sughi fatti con carne di manzo e vitello, maiale, agnello e capra, accompagnate dall'immancabile peperoncino locale. Nelle frazioni montane, è d'obbligo gustare i vari piatti a base di funghi, dal profumato porcino, ai funghi rositi. Vasta è la produzione di insaccati sia dolci che molto piccanti ed anche affumicati o sott'olio. Innumerevoli sono le verdure e i prodotti dell'orto che fanno da contorno ed in alcuni casi sostituiscono i piatti prin­cipali: le melanzane, per esempio, sono preparate in vari modi dalla parmigiana, agli involtini, alle polpette. Con fiori di zucca si preparano le frittelle mentre i  peperoni vengono arrostiti o cotti con le patate. In tema di verdure, non può mancare un richiamo alle ottime e ricchissime conserve preparate sott'olio, sotto aceto e sotto sale. 
Lungo la fascia costiera il pesce, merita un posto di primo piano: le fritture di pesci, le zuppe, gli intingoli e vari involtini cotti al forno, sono "piatti" da non perdere. 
Nella zona collinare si produce un pregiato olio d'oliva di alta qualità e bassa acidità e un apprezzato vino rosso dal profumo intenso e delicato.