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Catanzaro Sotterranea

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Catanzaro sotterranea è un’intricata rete ipogea di cunicoli su più livelli, camminamenti, ambienti voltati e fiumi sotterranei. In diversi punti del centro storico esistono degli ingressi e delle grotte che collegato gli antichi quartieri cittadini tra loro. Partendo dal Colle del San Giovanni, già sede dell’antico castello normanno, si trovano degli ambienti ipogei che servivano sia per scopi militari, in caso di attacchi o assedi, sia come veri e proprie “strade” per collegare la cittadella militare con gli altri luoghi del potere feudale e religioso. Non solo vie di accesso o di fuga, ma anche fiumi sotterranei come il fiume Abisso. Questo corso d’acqua attraversa il centro storico passando sotto l’antica cattedrale, si dice, infatti, che esiste un punto in cui appoggiando l’orecchio sul pavimento del Duomo sia possibile sentire scorrere il fiume.                             

L’Abisso s’ incanala sotto la valle del Tubolo scorrendo a circa 13 metri di profondità sotto la zona del vescovado. A confermare la presenza di questo fiume sotterraneo c’è anche la denominazione della zona nei pressi della cattedrale che i catanzaresi chiamano i “vurgheddhi” termine dialettale che deriva da “vurga” ossia gorgo d’acqua.  La presenza di acqua nel sottosuolo della città è testimoniato dall’esistenza in molti palazzi del centro storico di veri e propri pozzi all’interno delle abitazioni. A tal proposito alcuni studiosi ipotizzano che parte dei cunicoli della Catanzaro sotterranea potessero servire come i “qanat” palermitani per intercettare l’acqua che scorreva nel sottosuolo e attraverso un sistema di pendenze convogliarla verso la superficie, ad irrigare i rigogliosi giardini, nei quali erano presenti gli alberi di Gelso utili per la coltivazione dei bachi da seta, che sorgevano nel perimetro della città. Esistono anche accessi nella zona di Stratò e nel quartiere “Grecìa”, mentre nella valle del Musofalo, esiste un complesso di grotte naturali denominate “Grotte di Diana”, un toponimo che rimanda ad una divinità cui era demandata la custodia delle fonti e delle sorgenti. Sempre secondo alcuni studiosi la presenza di così tanti cunicoli sotterranei si spiegherebbe con la natura stessa della formazione rocciosa su cui sorge la città che fin dalle origini veniva utilizzata per un’attività estrattiva di materiale da costruzione interrottasi solo in tempi molto recenti. Catanzaro sotterranea, quindi, è solo uno degli “elementi” della città-castrum qual’era Catanzaro sin dalla sua fondazione e che Idrisi, geografo di Ruggero II di Sicilia, nel 1154 definiva come “Fortezza d’efficiente costruzione” dotata di: cinque porte di accesso principali, una cinta muraria che segnava i confini della città, ma anche una rete di camminamenti sotterranei che consentivano il collegamento dei cinque accessi, lungo altrettante direttrici tendenti verso un centro situato nel sottosuolo della “Piazza” principale della città.  

Una tale rete sotterranea, quindi, apparterrebbe ad una tecnica militare difensiva propria di diverse fasi della storia cittadina. Tecnica difensiva il cui apice sarà stato raggiunto in occasione dell’assedio francese del 1528. Ma la storia della rete ipogea di Catanzaro è legata anche alle sedi monastiche e conventuali sorte dopo l’età sveva. Esistono, infatti, dei camminamenti che collegano l’antico convento dei Gesuiti (oggi sede del Convitto Nazionale “Galluppi” sorto nel 1563 con la chiesa medievale di San Nicola (edificata nel 1265 e denominata San Nicola Sicillii), e con quella bizantino-normanna di Sant’Omobono. In epoca risorgimentale, invece, i cunicoli, verranno utilizzati dalle società segrete attivissime in città sia durante il periodo francese che durante quello borbonico.